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Storia e memoria dei Crop Circle
Tratto dal numero 38 di Misteri di Hera - Agosto 2009
di G. F. Carpeoro  «Ma, poiché ciò che è simile al simile è anche simile ai simili a esso medesimo sia per salita sia per discesa sia per ampiezza, da qui accade che (entro i suoi limiti) la natura può fare tutte le cose da tutte e l’intelletto o ragione può conoscere tutte le cose da tutte. Come la materia-dico-è modellata in tutte le forme da tutte le cose, anche l’intelletto passivo (come lo chiamano) può essere modellato in tutte le forme da tutte le cose, così, anche la memoria in tutte le cose ricordabili da tutte le cose, poiché ogni simile è fatto dal simile, ogni simile è conosciuto dal simile, ogni simile è contenuto dal simile. A sua volta il simile lontano tende al suo simile distante attraverso il simile mediano e vicino a esso. Da qui la materia, spogliata della forma dell’erba, non immediatamente assume la forma di questo animale, ma attraverso le forme mediane di chilo, sangue e seme. Di conseguenza, chi conoscerà i medi connessi agli estremi, potrà ricavare e naturalmente e razionalmente tutte le cose da tutte» Nona Intenzione, De umbris Idearum, Giordano Bruno.  Trattare dei Cerchi nel Grano senza previamente affrontare il tema del Linguaggio dei Simboli è impossibile. Tanto che i Cerchi siano derivanti da mano umana, tanto che abbiano diverse origini, è al simbolismo che essi si ispirano e si riferiscono, con il medesimo meccanismo degli altri segni della Storia, dai geroglifici agli ideogrammi orientali, dalle incisioni catacombali dei primi cristiani alle incisioni runiche del nord, dai lapicidi dei costruttori medievali ai sigilli e agli stemmi della tradizione nobiliare e cavalleresca. Sotto questo profilo e, per certi aspetti, diviene addirittura irrilevante perseverare nell’inchiesta sulla loro origine, peraltro piuttosto ardua nelle sue connotazioni tecniche, rispetto alla decodificazione del perché essi appaiano e del significato più o meno nascosto del loro apparire. 
Problemi di classificazione
Si noterà come fino ad ora nessuno si sia impegnato su quella che dovrebbe essere una giusta situazione di partenza di un’indagine non dilettantistica, cioè una seria classificazione dei fenomeni avvenuti allo scopo di individuare il filo, o meglio i fili di collegamento della logica che li ispira. Oddio una certa ricostruzione è stata fatta, ma solo secondo coefficienti temporali, per annate, come se si trattasse di un buon vino e non di un messaggio archetipico. Abbiamo detto un messaggio archetipico e non più messaggi per introdurre convenientemente l’ipotesi, da noi abbracciata che ogni cerchio, emergente da una selezione di cui sarebbe troppo complicato in questa sede spiegare le coordinate, sia una parola di una frase incredibilmente ampia e non conclusa. E come chi legge potrà facilmente intuire e condividere, sotto questo profilo diventa davvero secondario comprendere chi stia scrivendo da anni questa frase, senza prima averne ricostruito la portata e il significato. Questa è, evidentemente, un’inversione metodologica che comporta la diversa impostazione della classificazione del fenomeno. Infatti, se si dovesse accettare tale nuova impostazione diverrebbe assolutamente indispensabile classificare i Crop secondo tipologia e luogo di apparizione, mentre diverrebbe assolutamente secondaria la collocazione temporale, in quanto legata a una data soggettiva, che sarebbe quella della scoperta, e non oggettiva, quella della effettiva apparizione. Sotto il profilo cronologico, sarebbe quindi sufficiente classificarli per anno. Ma ricomporre questo messaggio unitario, frammentato in tanti simboli, risulterebbe difficile e faticoso, anche dopo una puntuale classificazione, se non si facesse riferimento a un patrimonio ancestrale di simboli che risale alla notte dei tempi, o, per meglio dire, all’alba del mondo. Una simbologia universale
L’errore che non bisognerebbe commettere, comunque, se si accetta tale impostazione, è considerare i crop uno per uno, singolarmente, attribuendogli solo e soltanto il significato limitato alla figura archetipica raffigurata, senza uno sguardo d’insieme, sia pure delimitato, come una frase è delimitata da un punto, dal luogo o dalla tipologia e, solo infine, dal periodo. A puro scopo di esempio riproduciamo alcune immagini tratte da un libro, non attualmente in circolazione in Italia, Segni e Simboli di Nataf. Gli esempi prescelti sono simboli tratti da antiche tradizioni di popoli dispersi, come gli abitanti dell’Isola di Pasqua, i Sumeri, i Fenici o da situazioni più complesse, nei simboli dei costruttori, dei lapicidi o degli edificatori delle cattedrali gotiche. Chi legge troverà delle straordinarie assonanze, esattamente come quelle facenti parti dello parte di studio di Michele Proclamato sulle relazioni con i Diagrammi Ermetici di Giordano Bruno. E allora ognuno potrà porsi, di fronte a queste assonanze, ancora una volta la domanda di sempre: Chi realizza i Cerchi nel Grano? E di fronte a un patrimonio simbolico che, nella sua completezza, denota lo stadio di sapienza di una università di simbolismo, sarebbe costretto insieme ai membri del Cicap, che noi, come sapete chiamiamo affettuosamente Circap per una deliziosa assonanza che ci piace molto, a immaginare canuti studiosi al lavoro nei campi per istruire muscolosi giovanotti a realizzare i crop… E poi sostengono di essere propugnatori della razionalità! «Il vero Caos di Anassagora è una varietà senza ordine. Proprio così come nella varietà stessa delle cose distinguiamo un ordine meraviglioso, che, instaurando una connessione degli elementi sommi con gli infimi e degli infimi con i sommi, fa concorrere tutte le parti insieme a costituire il bellissimo aspetto di un solo grande essere animato (qual è il mondo), poiché tanta diversità richiede tanto ordine e un così grande ordine tanta diversità. Non ci può essere, infatti, nessun ordine dove non risulti alcuna diversità. Perciò non è lecito intendere il primo principio né ordinato né in un ordine». Dodicesima Intenzione, De umbris Idearum, Giordano Bruno. |