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Il rito segreto dell’Eclisse La magia delle piante
Tratto dal numero 36 de I Misteri di Hera - Giugno 2009
di Stefano Mayorca 
Le conoscenze magiche, esoteriche e cabalistiche del mago confluiscono in un rito arcano più volte officiato alla presenza di papa Urbano VIII al quale, tra l’altro, egli aveva già dispensato consigli di ordine magico-astrologico, volti a superare le congiunzioni sfavorevoli. Il rito, messo in atto segretamente nelle stanze della residenza pontificia, il Quirinale, dove un tempo i papi subivano il processo di svuotamento dei precordi, era riassumibile nel seguente postulato: «De vitandis malis ab eclipsi imminentibus», e cioè: come evitare i mali che stanno per sopraggiungere con l’eclisse. Parte di questo rituale è descritta minuziosamente nel De siderali fato vitando, da cui abbiamo tratto la citazione. Rivolgendosi al lettore, il sapiente così si esprimeva: «Se è nell’aria un eclisse, solare o lunare, che ti può recar danno, cambia regione; se non puoi farlo segui scrupolosamente i dettagli di questo antidoto ». In buona sostanza, Campanella descrive con dovizia di particolari le varie fasi del rito. Le operazioni andavano espletate nelle tre ore che precedevano l’eclisse e ripetute tre ore dopo la conclusione del fenomeno. In merito alla fase iniziale scriveva: «Satage ergo primum, ut temperate, secundum rationem, et quam proximus Deo vivas, per orationes et facta illi te dedicando», Occorre innanzitutto accostarsi a Dio quanto più possibile con le preghiere. Prosegue consigliando: «E’ necessario, poi chiudere ermeticamente la casa, e al fine di evitare ogni influsso negativo si spargerà nell’aria aceto rosaceo e aromi gradevoli; si preparerà un fuoco con legni aromatici quali il lauro, il mirto, l’alloro, il rosmarino, il cipresso e altri ancora». Riportiamo il passo originale in latino: «Secundum domum clausam undique, ne aer alterius subeat asperges aceto rosaceo et aromatum odoribus: ignem adhibebis in lauro, myrto, alloro, rosmarino cipresso, aliisque aromaticis lignis accensum». Soffermiamoci per un attimo sulle sostanze consigliate e sul valore occultosimbolico che le accompagna. Il Rosmarino o Lybanotis (Caldo e secco), come riporta lo studioso Sèdir nella sua opera editata nel 1907, Il Potere delle piante. Piante Magiche (prima edizione italiana a cura di Pier Luca Pierini R, Casa editrice Rebis, Viareggio, 2008), possiede delle qualità peculiari e la sua azione, come ci ricorda Paracelso (1493–1541), che chiama il suo fiore Anthos, è efficace contro la sifilide e le piaghe. La materia elementale che lo compone è calda e secca, si raccoglie all’inizio di aprile ed è legata alle seguenti forze planetarie-zodiacali: Ariete, Sole o Giove e Marte. E’ in grado di attenuare le energie stagnanti. Anticamente, era consacrato agli spiriti del focolare, i Lari. La parola rosmarino significa rugiada del mare, probabilmente perché cresce nei pressi del mare ed è tipica di tutta la flora di tipo mediterraneo. Possiede notevoli qualità antisettiche, emmenagoghe, antispasmodiche. E’ noto soprattutto per le sue notevoli proprietà protettive e purificatrici.  La divinazione e i Dafnefagi
Passiamo all’Alloro. Come è noto, esterna virtù purificatorie capaci di dissolvere le concrezioni astrali, come più volte ho spiegato nei miei testi d’ermetismo, e come conferma Sèdir. La sua forza di purificazione serve per conferire allo spazio operativo la giusta impronta energetica, soprattutto se a esso si aggiungono alcune sostanze, come il benzoino, per esempio.
La sua componente elementale è Calda e secca e le sue bacche sono curative (è un ottimo vermifugo). Le foglie d’alloro, masticate, sono buone contro i morsi delle bestie velenose. Tutte le parti dell’albero sono antimicrobiche. Gli indovini del passato si incoronavano con le sue foglie e le masticavano. Per questa ragione venivano chiamati Dafnefagi (da Dafnomanzia, arte divinatoria per mezzo delle foglie di alloro che trae presagi dai rumori, dalle scintille e dal fumo prodotto dall’arsione). L’intero arbusto ha il potere di allontanare la folgore. Il succo delle foglie è prodigioso per cancellare le macchie del viso, apportare sollievo negli imbarazzi di stomaco e curare i dolori alle orecchie. Portate su di sé, si dice che impediscano il manifestarsi delle visioni infernali. Il Lauro, invece, manifesta virtù purificatorie e dissolventi le correnti astrali contrarie. E’ a tutti gli effetti l’albero del Sole. Simbolizza la gloria e gli antichi appellavano suoi rami con l’epiteto di Lauro nobile o Lauro di Apollo (da noi chiamato lauro comune). Il Mirto, la cui composizione valenza elementale è Fredda e Secca, è consacrato a Venere e agli dèi Lari. Si dice che le sue foglie intrecciate in forma di corona guariscano dai tumori e i vapori del suo infuso, aspirati attraverso la bocca sconfiggono l’emicrania. La sua influenza nell’occulto è protettiva e nel visibile combatte l’invidia e protegge l’amore. Ha proprietà balsamiche, astringenti, antisettiche e rinfrescanti. Il Cipresso, infine, è connesso dai tempi più remoti al pianeta Saturno e le sue qualità elementali sono Calde e secche. Immagine della morte, simbolicamente coronava il capo di Plutone, signore dell’Ade. La sua azione ripristina la giustizia violata, e da sempre è usato nell’ambito della difesa occulta e nelle pratiche di attacco. Dall’antichità era considerato un albero sacro, specialmente per i Greci (che avevano appreso dalle popolazioni mediorientale e anatoliche i suoi segreti).  Straordinarie proprietà
Attorno ai templi, non mancavano mai boschetti di cipressi, a significare le sue alte virtù sacrali. Sradicarlo era ritenuto un atto sacrilego nei confronti del dio a cui il santuario era dedicato. In un testo Assiro risalente all’epoca di asir-Bel-Nisesu, viene consigliato l’uso del cipresso contro i dolori. Ippocrate lo indicava, a livello curativo per guarire diversi tipi di patologie. Nel Medioevo si applicavano le sue virtù emostatiche per la cura delle emorroidi. Commisto ad altre piante era considerato uno dei componenti primari per i riti di guarigione. Presso i Mesopotamici era considerato uno degli ingredienti fondamentali per preparare incensi esorcistici. Le proprietà di queste piante erano note a Campanella, che sosteneva: «Hoc enim nihil validius ad opera coeli, etiam si a diablo minisrantur, venefica dissipando». Non esiste rimedio migliore per dissipare e contrastare le venefiche operazioni del cielo, anche se queste sono gestite dal diavolo. In una fase successiva (la terza), descrive la maniera più corretta per adornare la stanza del rito, servendosi di panni bianchi di seta e rigogliosi rami: «Tertio panni albis, sericeis, et felicibus ramis aedem adornabis». Anche in questo caso si notano delle interessanti connessioni con la magia operativa che prepara lo spazio magico in modo tale da ricreare un universo parallelo, il quale, dando vita a un ambiente macrocosmico, ingenera la manifestazione dell’astrale e compie l’Opera. Il bianco (colore neutro), allude alla purità di intenti e infonde pulizia e conferisce una energia incontaminata al rito. I Druidi, sacerdoti della religione celtica, egualmente, usavano nel corso della cerimonia di raccolta del vischio dei panni bianchi. La cerimonia si teneva il sei di ogni mese (leggere il mio libro I Misteri dei Celti, De Vecchi Editore, Milano, 2008), data rituale in cui Druidi, vestiti di bianco, salivano su alberi di quercia e con un falcetto d’oro tagliavano i rami che venivano raccolti su dei candidi panni. Lo spazio magico che riproduce la realtà circostante, è a tutti gli effetti un centro cosmico. Pensiamo per una attimo al cerchio ermetico-magico, figura antichissima utilizzata in ogni epoca per definire e circoscrivere il mondo astrale con il quale il magio deve interagire. Citato anche ne Le Chiavi di Salomone, scritto che affonda le sue radici nelle pieghe del tempo, questo simbolo ha sempre avuto un ruolo preminente in tutta la rituaria ermetico-cabalistica. La forma sferica è a tutti gli effetti una realtà tridimensionale che per mezzo della dimensione spaziale prende vita e si espande. L’espansione della coscienza, infatti, è uno dei mezzi più importanti per dare forza e vita al rito.
Geometria sacra
Nel quarto punto del De siderali fato vitando vengono fornite le istruzione che sono mirate a dare vita all’immagine celeste, composta da due luminari e cinque pianeti. In tale artifizio rinveniamo l’importanza della forma sferica da poco citata. Essa rappresenta il movimento vitale, la pulsazione, il moto energetico sottile. Moto che mediante la sfericità si trova al centro della manifestazione espressa nei termini di contrazione, espansione il cui palpito può portare il pensiero attivato dal mago, a realizzare un evento che al pari di ogni altro avvenimento o essere, è destinato a seguire il ciclo vitale di nascita, vita, morte e trasformazione. Come sottolineato dal frate, non bisogna preoccuparsi se l’eclisse è già in atto, visto che i sostituti, riprodotti internamente alla stanza, faranno le loro veci allo stesso modo in cui la lucerna di notte sostituisce il Sole: «Quarto accendes luminaria duo et faces quinque, qui coeli planetas repraesentet et cum deficiant in coelo, non desint, qui tibi vices eorum gerant in terra; sicuti in nocte abeunte Sole lucerna eius vices supplet, ut non desit ablatus dies». L’aspetto dei sostituti planetari è veramente affascinante e ci fa comprendere l’importanza dei simulacri magici, che sono in grado di fornire le stesse prerogative degli oggetti reali riprodotti (il Sole, la Luna e gli altri pianeti, per quanto riguarda Campanella). Se la riproduzione è fedele – ossia se contiene nel simbolo concreto e tridimensionale che l’accompagna le dovute correlazioni analogiche – si concreta la interrelazione con il Tutto. Il lavoro volto a preparare la cerimonia magica evoca immagini legate ai procedimenti di magia simpatica o analogica, specialmente per quanto riguarda la costruzione dei pianeti, tecnica che rimanda all’universo miniaturizzato o elemento primo da influenzare. Interessantissimo, poi, nella pratica campanelliana, l’impiego di catalizzatori volti a richiamare le forze volute e a interagire con le stesse quali la musica e altri referenti importanti. La musica, in questo caso utilizzata con sapiente maestria, è in grado di modificare l’esito della cerimonia producendo effetti mirabolanti, capaci di frangere gli elementi negativi presenti nell’aria, come spiega il sapiente: «Sesto musicam iovialem et veneream (gioviana e venerea) apud te habebis, ut aeris malizia frangatur». L’utilizzo cosciente e sapiente della musica nell’opera magica finalizzato a concretare uno stato di alterazione della coscienza, è antico come l’uomo. Fin dai primordi, il ritmo unito alla musicalità serviva per raggiungere una condizione estatica. La ricerca volta a scoprire delle commistioni tra musica e forze planetarie ha portato, come risultanza, alla compilazione di uno schema sonoro applicabile alla magia pratica. Ne troviamo menzione in un trattato di esoterismo, Magia Sexualis, il cui autore, l’occultista Pascal B. Randolph, apparteneva alla fraternità di Eulis (Eulis Brotherhood), organizzazione creata dallo stesso Randolph a Boston intorno al 1870. Il suono influenza potentemente ogni rito, sostanzia un’azione profonda che interagisce con l’assoluto. L’interazione con ciascun pianeta, poi, conferisce un potere arcano ad ogni cerimonia. In Magia Sexualis è riportata la seguente tabella: Sole: Do – Accordo: Do MI Sol = Do; Luna: Fa – accordo: Fa La Do = Fa; Mercurio: Mi – Accordo: Mi Sol diesis Si = Mi Venere: La – Accordo: La Do diesis Mi = La ; Marte: Sol – Accordo: Sol Si Re = Sol; Giove: Si – Accordo: Si Re diesis Fa diesis = Si; Saturno: Re – Accordo: Re Fa diesis La = Re. Chi fosse interessato ad approfondire questo argomento può leggere il mio libro: Magia e Colore. Tecniche rituali di autoiniziazione cromaticomagnetica e di magia pratica attraverso la pittura, Edizioni librarie Franco Spinardi, All’insegna di Isthar, Torino, 1995. Anche la danza accompagnata dalla musica può conciliare le diverse fasi di un rito, come accade nella magia tribale. Gli Aborigeni australiani si servono di un movimento ritmico per propiziarsi i favori della Grande Madre, la Terra. Si tratta di un culto dai contorni mistico-iniziatici, volto a incrementare la fertilità, che rientra pienamente nella concezione di musica, armonia e movimento quali mezzi per il superamento della normale soglia di attenzione a favore di uno stato sopra-sensoriale (estatico). Anche nell’ambito di altre forme religiose e mistiche è possibile rinvenire il medesimo concetto di armonizzazione, basata sulla musicalità dei movimenti e della gestualità. I Misteri Eleusini, per esempio, rientrano pienamente in questa visione spirituale e mistico-magica, con delle inclinazioni ermetiche assai chiare e di carattere iniziatico. Dante Alighieri, nel Paradiso, esprime un concetto analogo, riconducendo la musica al suo originario significato sacro e ponendola in stretta relazione con la luce. Ma facciamo ancora un esempio. L’Ashatanga Vinyasa Yoga, o Danza del Respiro conduce l’uomo verso la sua vera essenza, con una tecnica che è il frutto di millenarie ricerche. Essa dimostra che il suono può interagire con la materia. Secondo il biologo Rupert Shelprake esiste, sotto questo profilo, un campo morfogenico promanato da ogni oggetto o essere che appartenga alla Creazione. La tesi dello studioso mette in risalto un lato della questione assolutamente affascinante: la materia vivente, alla stregua di una rete di gerarchie vibrazionali in risonanza, si organizza in modo tale da risuonare con l’input vibrazionale più influente con il quale viene in contatto. Il suono, insomma, è in grado di riattivare tanto la parte mistica dell’uomo (via sprituale), che la parte segreta (via iniziatica). Nell’uso mirato della musica, Campanella si avvicina a Pitagora, con il quale esistono delle comunanze di azione circa le dinamiche musicali- magiche. •  |